UN CONDOMINO E’ ALLERGICO AI PELI DEL CANE. QUALE AZIONE SI PUO’ ESPERIRE?

La questione della custodia di animali in condominio ha sempre suscitato accese discussioni anche in considerazione del fatto che l’attitudine di molti di condividere il proprio spazio vitale con animali di compagnia spesso si contrappone all’interesse di altri di vivere in un ambiente sicuro, salubre ed igienico.
 

La norma di riferimento, in tal caso, è quella prevista dall’articolo 2052 del codice civile che obbliga il proprietario al risarcimento degli eventuali danni cagionati dall’animale
 
La casistica registra ipotesi particolari e spesso i danni a terzi che i nostri amati animali da compagnia possono cagionare esulando da una loro azione. In questi casi quale norma entra in gioco, e soprattutto quando viene accertato che l’animale è ben custodito dal suo proprietario e rispetta gli obblighi di sicurezza ed igiene che la legge pone a carico di quest’ultimo, il danneggiato quale onere probatorio deve assolvere per ottenere il ristoro degli eventuali danni patiti?
 
Una sentenza emessa dal Tribunale di Pescara, 2.9.2016 n. 1454, offre risposta a queste domande affrontando una vicenda, tutt’altro che improbabile, e cioè quella di un cane di proprietà di un condomino che, a causa della perdita di pelo, provoca un’allergia ad uno dei condomini.
 
Un condomino cita l’inquilino del piano superiore dinanzi al giudice di pace sostenendo che la perdita di pelo del cane di proprietà di quest’ultimo, invadendo il suo balcone, era stata la causa dell’insorgere di un’allergia.
 
Il condomino, pertanto, stanco di essere esposto alla caduta di pelo proveniente dal piano superiore al suo, decide di agire in giudizio chiedendo la condanna dei proprietari dell’ignaro animale al risarcimento dei danni patiti ed all’ allontanamento dello stesso dalla loro abitazione.
 
La causa, in seguito alla sentenza del giudice di pace che dichiara la sua incompetenza, viene riassunta dinanzi al tribunale competente dai proprietari del cane che, inaspettatamente, chiedono a loro volta il risarcimento dei danni patrimoniali e non conseguenti all’azione esperita nei lori confronti dal condomino del piano inferiore.
 
La sentenza del Tribunale di Pescara, che respinge le domande di risarcimento presentate da entrambe le parti effettua alcune importanti precisazioni in tema di danno cagionato da animali in custodia ed immissioni superanti la normale soglia di tollerabilità.
 
In particolare per quanto concerne la richiesta di risarcimento avanzata dal condomino che sostiene di aver contratto l’allergia a causa della caduta sul suo balcone del pelo del cane di proprietà dei condomini del piano superiore, la sentenza evidenzia che in tali casi trova applicazione la norma contenuta nell’art. 844 del codice civile che impone il divieto di immissioni nel fondo del vicino superanti la normale tollerabilità e non la responsabilità oggettiva gravante a carico del proprietario/custode dell’animale disciplinata dall’articolo 2052 c.c..A tal fine evidenzia che “mentre la responsabilità oggettiva di cui all’art. 2052 contempla i casi in cui il danno sia provocato dall’animale nel corso di una sua azione sfuggita al dovere del controllo del proprietario/possessore (come ad esempio nel caso del cane che morde un passante) con onere della prova liberatoria a carico del proprietario/custode, nel caso di specie si verte in ipotesi di un preteso danno provocato da allergia da peli, fatto questo che non presuppone alcuna specifica condotta dell’animale”.
 
In altre parole la caduta di peli del cane attiva i meccanismi dell’azione ex art. 844 c.c. con obbligo del danneggiato di provare non solo che le immissioni (caduta di pelo) superano la normale soglia di tollerabilità ma anche che fra le stesse ed il danno lamentato (allergia) sussista un diretto rapporto di causalità.
 
Pertanto non avendo il danneggiato (condomino allergico) dimostrato né che tali immissioni superano la normale soglia di tollerabilità, né tantomeno che le stesse siano la causa della sua allergia non può trovare accoglimento la sua richiesta di risarcimento dei danni sopportati né tantomeno quella di allontanamento dell’animale.