Parcheggi Condominiali… l’uso turnario è possibile?

Il Tribunale di Roma, con Sentenza pubblicata in data 11 gennaio 2016 ha stabilito che l’assemblea dei condòmini non è in grado di respingere la proposta di un condòmino tesa ad ottenere uno sfruttamento più razionale della parte comune, a garanzia del suo diritto al “pari uso” (cf articolo 1102 codice civile).
Il fatto. A causa delle aumentate dimensioni delle autovetture (si pensi ai SUV) e della conseguenziale difficoltà di parcheggio, spesso il signor Tizio non riusciva a trovare posto per parcheggiare la propria autovettura all’interno dell’autorimessa condominiale.
Non tollerando oltre tale pregiudizio, il predetto condòmino ha chiesto e ottenuto che la questione fosse posta come ordine del giorno dell’assemblea condominiale.

L’adunanza dei condòmini ha respinto la sua proposta di “sostituzione dell’assegnazione temporanea o in subordine del ricorso alla turnazione” per disciplinare le modalità di utilizzo dello spazio comune.
Conseguentemente, Tizio ha impugnato la statuizione, argomentando in ordine all a violazione del proprio diritto di pari uso della cosa comune.
Il Condominio si è costituito in giudizio affermando che la delibera fosse legittima e che, per di più, l’ampiezza dell’area comune – utilizzata per il parcheggio – fosse stata pregiudicata dall’usucapione di due posti auto, avvenuta in favore di taluni condòmini.
La sentenza. E’ stato evidenziato, in prima battuta, che l’area di parcheggio costituisce un bene comune in assenza di prova di diverso titolo esclusivo da parte di taluno dei condòmini. L’area di garage – essendo bene comune – resta quindi oggetto di uso paritario da parte di tutti a mente dell’articolo 1102 codice civile.
Ora, se così è per come è vero, la compressione del diritto all’uso comune paritario di anche uno solo dei condòmini è da valutare come una fattispecie ingiusta e illegittima. A tal fine, – viene riferito in sentenza – l ‘uso diretto del bene può essere frazionato, laddove vi siano i presupposti di fatto per un godimento separato, senza alterazione della destinazione della cosa (che altrimenti sarebbe una innovazione vietata – in tal senso cfr, Cassazione Civile 1004/04), oppure può essere reso “turnario”, laddove sia impossibile l’uso simultaneo della parte comune.
In quest’ultimo caso si determina un avvicendamento dei singoli condòmini nel godimento del bene.
Sulla scorta di tali premesse – e, accertato a mezzo Consulenza tecnica d’Ufficio, la disponibilità “materiale” dell’autorimessa ad essere utilizzata pienamente da tutti, anche mediante il ricorso a forme di sfruttamento più razionali – il decidente ha concluso l’iter argomentativo appena esposto dichiarando l’illegittimità della delibera assembleare di che trattasi, nella misura in cui ha leso il diritto all’uso comune di cui all’articolo 1102 codice civile, respingendo la proposta relativa all’uso turnario.
Conclusione. In tema di condominio, il criterio dell’uso promiscuo della cosa comune, desumibile dalla norma qui invocata (articolo 1102 codice civile), richiede che ciascun partecipante abbia il diritto di utilizzare la cosa comune come può e non qualunque modo voglia, atteso il duplice limite derivante dal rispetto della destinazione della cosa e della pari facoltà di godimento degli altri comunisti.
Neppure l’assemblea, a quanto pare, può sottrarsi a tale assunto.